Heaven & Hell
Simboliche forme di vita si alternano e si contrappongono in una riverenziale e ripetitiva esposizione di gusto feticista, attraverso le forme sensuali e conturbanti del Paradiso e dell'Inferno, la piu' recente e al tempo stesso raffinata creazione artistica di Andrea Pili. Prosegue la sperimentazione oggettiva dell'essere e del divenire da parte dell'artista che in queste opere approfondisce il tema della riflessione sul corpo e sulle sue affascinanti capacita' espressive. Il percorso nella sua prima personale evidenziava gia' la ricerca di un plasticismo di origine pittorica, aspetto che si coglieva nelle cosiddette “tele tridimensionali”, e che qui si presenta in modo ancora piu' insistente nella rappresentazione quasi maniacale del dettaglio. L'attenzione dell'artista continua a soffermarsi sulla definizione degli arti e delle posture attribuendo ai singoli lavori un valore eterno, simbolo della contemporaneita', effimero perche' materiale ma anche concreto nella sua espressiva tangibilita'. In questo senso si puo' parlare di ricerca estetica sul corpo e di coinvolgimento della sua espressione come risultato di una performance gia' compiuta: il lavoro dell'artista, infatti, si e' soffermato sull'impronta creata dall'azione di un corpo vuoto che sembra aver perso la sua sostanza, il suo contenuto. E' un involucro che nel passato ha contenuto qualcosa, un'ombra, una traccia, il ricordo di un attimo scolpito nel tempo ed e' velato da un lenzuolo che puo' essere candido ma anche provocante e licenzioso. Il vuoto prevale sul pieno, la materia e' svuotata dei suoi contenuti, priva di quella pienezza che la tiene ancorata a terra, questo perche' l'importanza nell'opera di Pili e' attribuita al movimento del corpo e alla carica di sensualita'. Nell'ottica dell'attività performativa e dell'intervento diretto sul corpo volto ad alleggerire la forma e accentuarne il senso di purezza, l'artista ha voluto che le opere in bianco venissero dolcemente fregiate dalle mani della body painter rumena Adela Filipovici che, nell'arte pittorica, alle superfici piatte e prive di volume preferisce la morbidezza e l'elasticita' del corpo umano, qui sostituito dal calco. Nascono cosi' mani, piedi, caviglie, gambe e busti leggeri, oggetti quotidiani sospesi nell'aria, fermi nell'attimo stesso in cui hanno impresso la loro traccia, conservati nel tempo sotto un sottile velo bianco, a cui si contrappongono in modo esuberante le stesse mani, gli stessi piedi e caviglie, gli oggetti simbolici travestiti di nero o rosso che, accattivanti nella loro sensualita', hanno perduto tutto il candore velato e si propongono in modo allusivo all'attuale tendenza al piacere ossessivo per gli oggetti. Si tratta di provocanti vestiti neri o rossi che rappresentano ancora una volta solo un involucro, una maschera che si apre con una cerniera e lascia intravedere la bianca velatura, il bianco candido, il colore neutro e trasparente, l'origine stessa dell'essenza.
di Erica Olmetto